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Catania

Abbraccio fra mare ed Etna che ne coronano la maestosità, Catania può essere dichiarata fenice che rinasce dalle ceneri di saccheggiatori e terremoti.

Città di greci, romani, arabi, bizantini, normanni, svevi, aragonesi, spagnoli, nel suo interno diventano indelebili le mescolanze di culture e architetture che ne caratterizzano ancora la presenza.

Un paesaggio di nera pietra lavica che contraddistingue i monumenti entra in contrasto con la cromatura del sole che ne illumina le strade padroneggiate dai numerosi palazzi storici.

Cuore della città e piazza Stesicoro sul cui lato la statua del Bellini sembra suonare note alla vista dei resti del teatro romano ma proseguendo per la lunga via etnea i quattro canti, piazza Università, piazza Duomo e la porta Uzeda non perdono l’onore del prestigio settecentesco, mescolandosi nel folklore del mercato ittico e nei numerosi negozi tipici.

Patrimonio dell’Unesco è la via Crociferi detta via delle “chiese” di architettura barocca ma non molto distante a prendere scena è l’imponente Monastero dei Benedettini cui i tetti prendono fascino per i numerosi affreschi.

Di Federico II di Svevia è il Castello Ursino, scenario importante dei Vespri Siciliani mentre nel cuore verde della città, la villa bellini apre alla natura  e alla vista dei palazzi nobiliari Pancari e Cocuzza.

Forte è la religiosità catanese per l’amata padrona Sant’Agata festeggiata tutti gli anni dal 3 al 6 Febbraio il 12 Febbraio e il 17 Agosto. E considerata la terza festa più importante al mondo tanto da essere considerata “bene etneo antropologico patrimonio dell’umanità” della città di Catania nel mondo.

La città e poi investita da miti e leggende, la piu’ nota quella del “liotru” simbolo della città, la cui narrazione vede protagonista un famoso mago: Eliodoro che visse a Catania nel 725 d.c. Egli voleva diventare vescovo ma non riusciva ad affermarsi. Un giorno non conobbe uno stregone ebreo, che gli insegnò arti magiche e lo convertì al giudaismo.

Si racconta che una notte Eliodoro si recò presso il sepolcro degli eroi ed iniziò ad evocare il diavolo. Satana apparve e gli chiese cosa volesse. Eliodoro gli comunicò le sue ambizioni ed il demonio rispose: “Se rinneghi la fede in Cristo, ti pongo a fianco uno della mia corte, Gaspare, che sarà tuo servo, e ti conferirò poteri magici.” Fu così che Eliodoro accettò ed ottenne poteri sovrannaturali.

Fu lui stesso a costruirsi magicamente l'elefante, con la lava dell'Etna. A cavallo della magica creatura girava per la città, facendo scherzi alla popolazione. L’elefante veniva utilizzato, inoltre per i suoi lunghi viaggi da Catania a Costantinopoli.

Si racconta che andasse al mercato e comprasse tutto quel che gli piaceva, pagando con ori e diamanti, ma quando se ne andava, i preziosi si trasformavano in sassi. Una volta convinse il nipote del vescovo a puntare a una corsa di cavalli, facendolo vincere. Ma al momento della premiazione il cavallo vincente parlò rivelando che in realtà era Satana stesso al servizio del mago per lo scherzo, e poi sparì.

Eliodoro venne per tale ragione condotto in carcere, ma riuscì a riguadagnare la libertà corrompendo le guardie con l'offerta di tre libbre d'oro. Anche questa volta utilizzò una grossa pietra all'apparenza d'oro, che in seguito riacquistò la sua forma naturale.

Fu Condannato a morte da Costantino ma nel momento in cui stava per eseguirsi la sentenza, egli domandò in grazia una catinella d'acqua: vi tuffò la testa e sparì misteriosamente, dicendo: " Chi mi vuole, mi cerchi in Catania ! ".

Nuovamente ricondotto dinanzi al boia per aver dato fuoco al “di dietro” della moglie di un ministro di Costantino, Eliodoro, si rimpicciolì, entrò per la manica del carnefice e ne uscì dall'altra, gridando: " Scampai la prima volta; questa è la seconda. Se mi volete, cercatemi a Catania! ". E disparve ancora, facendosi trasportare dagli spiriti nella inquieta città.

Fu il vescovo Leone detto il Taumaturgo che, celebrando una messa propiziatoria riuscì a ridurre il mago Eliodoro in un mucchio di cenere.

Il suo elefante rimase vivo ed è ora simbolo di Catania.